Oscar de Summa
Attodue
prosa
primo studio
Venerdì 28 giugno, ore 21.00
Villa Besana di Sirtori

Mariarosaria era una ragazza che abitava accanto a casa mia quando, da ragazzo, vivevo in Puglia con la quale però, io, a dire la verità, non avevo avuto mai nulla da condividere. Intanto perché le nostre famiglie non si frequentavano. Avevano avuto degli screzi nel tempo che le aveva allontanate tra di loro e poi perché lei, Mariarosaria… beh lei era una ragazza che frequentava il liceo, studiava pianoforte, si interessava di filosofia, tutte cose che la rendevano diversa, lontana dal nostro mondo di adolescenti decisi a divertirsi senza pensare troppo alle conseguenze delle nostre azioni. Quando quella ragazza ci passava davanti, con quello sguardo un po’ altezzoso non potevamo non pensare: ma quanto te la tiri. Ma chi ti credi di essere. Eppure sei nata in questo buco di paese come noi. Ecco. Un giorno, non so come, mi viene in mente in un modo che non mi lascia scampo. Così inizio, per gioco, a scrivere la sua storia. Quasi per liberarmene. Ricordavo approssimativamente di un invaghimento che lei aveva avuto per un ragazzo decisamente di altra estrazione. Una cosa buffa che a noi ragazzi era sembrata strana, impossibile da realizzare. Ci avevamo scherzato sopra. Naturalmente la famiglia si era opposta a questa frequentazione e l’aveva stroncata sul nascere. Insomma un divertissement, una storia di poco conto, se non fosse che due giorni dopo aver cominciato a scriverla vengo a sapere che proprio due giorni prima, cioè proprio il giorno in cui avevo iniziato a scrivere di lei, Mariarosaria era morta. La cosa mi ha scombussolato e non poco. Mi ha aperto mille domande, mille riflessioni. Ho cominciato così la mia ricerca nel tentativo di dare una spiegazione a questa strana storia, nel tentativo di capire come mai e in che modo era arrivata a me e cosa voleva dirmi in particolare. L’incontro fortuito con un libro sulla teoria quantistica non spiega ma rende possibile una spiegazione. C’è un esperimento che dice che se mettiamo in relazione due particelle per un tempo sufficiente, poi, anche se le separiamo queste restano collegate tra di loro. Tanto che se io intervengo su una, l’altra reagirà allo stimolo proprio come se avessi agito su di lei. Per questa relazione al momento non esiste nessuna spiegazione plausibile ma il dato di fatto è che c’è. Non posso non fare un’associazione tra ciò che mi è successo e quello che è successo a Mariarosaria: siamo legati in modo indissolubile? E lo siamo anche con tutto quello con cui siamo entrati in relazione? Queste le domande alla base del mio nuovo lavoro che indaga, attraverso una scienza ancora incapace di dare spiegazioni, il valore della nostra vita. Oscar De Summa

Sono cosa strana i nostri ricordi. Dispersi in un oceano di pensieri, vecchi e nuovi. A volte, senza che ci sia una vera e propria causa scatenante, ci risalgono in superficie, come onde di un passato senza più tempo, senza più priorità e si infrangono contro lo scoglio duro del qui ed ora, lo scoglio duro della realtà. Bagnano per un momento qualcosa di qui. Poi il mare di noi stessi se li riporta via, senza che lascino traccia, forse per non tornare mai più. È arrivata così questa storia. Una mattina di maggio. Portava con sé quasi nulla di me, quasi nulla dei protagonisti. Solo una sensazione, una cosa curiosa di mille anni fa. Stranamente però ho iniziato a scriverla, a seguire le tracce che lasciava sul bagnasciuga del mio presente, meravigliandomi di quanto era in realtà complessa, lunga, precisa, ricca di particolari. Forse sarebbe rimasta inerme su una pagina, che probabilmente si sarebbe persa nel mio pc, proprio come fanno i pensieri nella testa se non fosse… se non fosse per un evento che ha cambiato tutto, una luce dal presente che ha illuminato quegli aventi. Allora tutto è diventato importante, carico di significato. Ricordare con precisione è diventato indispensabile. Cosa ha detto lei, cosa ha fatto lui. Chi c’era li intorno. Chi non ha parlato quando avrebbe dovuto. Tutto, tutto ha acquistato un altro peso, un altro valore. Questo contrappunto è sempre opera infinita e indiscutibile della morte. È lei che ridà senso e gerarchia alle cose della vita. Senza di essa tutto si sarebbe perso nell’oblio. Ed è forse questa la nostra paura più grande: vivere senza lasciare traccia di noi nel mondo. Per questo ho voluto raccogliere e raccontare questa storia.

La storia di un amore mancato, come ce ne sono state e continuano ad essercene. Una storia però che si intreccia al presente, che intreccia la mia vita con il passato della protagonista, il suo presente con la mia idea di lei, e tutto questo a sua volta intessuto con un idea di mondo, un idea di tempo, desunti dalla fisica dei quanti che pur restando inspiegabile risulta precisa nella esperienza. Quindi non una ma 3 storie che si tessono tra di loro, come le trame di un tappeto antico, che lasciano affiorare un immagine: l’immagine non di un volto ma di uno sguardo, di una relazione tra due volti che si guardano dritti negli occhi a distanza di tempo, a distanza di spazio.

di e con Oscar De Summa | progetto luci e scene Matteo Gozzi | progetto sonoro Oscar De Summa | una produzione AttodueEmilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale | con il contributo di GialloMare Minimal Teatro, fondazione Armunia, Pimoff Milano, Ater Fondazione
Villa Besana
via Giovanni Besana 2, Sirtori
Venerdì 28 giugno, ore 21.00