Ieri è iniziata la 22esima edizione de Il Giardino delle Esperidi Festival attorno a un tavolo discutendo tra enti territoriali, amministrazioni e associazioni il tema dell’adesione ai Parchi dei comuni che rientrano nel territorio del Monte di Brianza. Ne è nata una discussione ricca e con molte prospettive sul futuro; un passo in avanti per la costruzione di quella rete tra soggettività che reputiamo fondamentale per la tutela e la salvaguardia del Monte e di chi lo abita.
Di seguito pubblichiamo la lettera a cura del direttore artistico Michele Losi.
Il Monte di Brianza nel Parco del Curone – Una scelta di futuro e continuità
Gentili Sindache, gentili Sindaci, amministratori e cittadini,
grazie per essere qui oggi. Siamo riuniti attorno a un tavolo che non è solo istituzionale, ma è soprattutto un tavolo geografico e culturale, non a caso in apertura di un festival, Il Giardino delle Esperidi, che da oltre vent’anni abita questo territorio. Il Monte di Brianza, il “nostro” monte, non è un insieme di confini comunali tracciati sulle mappe. È un unico ecosistema. È la nostra casa, il polmone verde che respiriamo ogni giorno, sospeso tra la pianura e le prealpi.
Penso che oggi più che mai siamo chiamati a fare una scelta. Dobbiamo chiederci: come vogliamo vedere questo territorio tra dieci, venti o trent’anni? Vogliamo continuare a gestirlo frammentato o vogliamo agire per dargli una visione d’insieme? La risposta e la grande opportunità che abbiamo davanti si chiamano: Parco di Montevecchia e della Valle del Curone nella sua relazione con il Parco del Monte Barro, con la presenza dell’Adda a est e del sistema dei laghi prealpini ad ovest.
Entrare a far parte di questa realtà non significa cedere sovranità o firmare dei vincoli burocratici. Al contrario. Significa firmare un patto di sviluppo e liberare il potenziale inespresso delle nostre comunità. Significa fare rete.
Permettetemi di toccare quattro punti fondamentali che spiegano perché questa scelta secondo noi di Esperidi non è più rimandabile.
1. Il corridoio di continuità con il Monte Barro
C’è un aspetto geografico e scientifico straordinario che non possiamo ignorare. Il Monte di Brianza rappresenta fisicamente l’anello di congiunzione, il ponte naturale tra due gioielli del nostro territorio: il Parco di Montevecchia e della Valle del Curone a sud e il Parco del Monte Barro a nord.
Aderire al Parco non è solo un atto amministrativo locale, ma significa dare vita a un corridoio ecologico di continuità unico in Lombardia. Creare una dorsale verde protetta, continua e coesa, che permetta alla fauna di spostarsi e alla biodiversità di rigenerarsi senza barriere, dall’Adda fino ai laghi briantei. Siamo noi la chiave per connettere questa immensa rete ecologica. Spezzare questa continuità per motivi di confine comunale sarebbe un errore.
2. La Tutela dell’Ambiente e del Territorio
Il secondo punto è la difesa attiva della nostra terra. Lo vediamo ogni giorno: il cambiamento climatico non è un concetto astratto. Si manifesta con piogge torrenziali, fragilità idrogeologica e la perdita dei nostri boschi. Proteggere il Monte di Brianza da soli, comune per comune, è una battaglia persa.
Entrare nel Parco significa dotarsi di uno scudo. Significa avere alle spalle una struttura capace di pianificare la difesa del suolo, contrastare il consumo selvaggio di territorio e preservare quel paesaggio unico che ci è stato consegnato e che abbiamo il dovere morale di lasciare intatto a chi verrà dopo di noi.
3. Il Potenziamento dei Servizi
Il terzo punto è estremamente concreto: parliamo di risorse e servizi. Sappiamo tutti quanto sia difficile oggi, per un singolo Comune, intercettare finanziamenti. Il Parco è la chiave d’accesso privilegiata per i bandi regionali, nazionali ed europei legati alla transizione ecologica e al turismo sostenibile.
Aderire significa poter contare sulle competenze tecniche dell’Ente Parco. Significa avere supporto nella manutenzione dei boschi, nella pulizia della sentieristica, nella creazione di una vera rete di mobilità dolce, con piste ciclabili e percorsi pedonali sicuri. Significa servizi migliori per i nostri cittadini, senza pesare sui bilanci comunali già stremati.
4. Comunicazione e Valorizzazione Economica
E infine, parliamo di futuro economico. Il marchio del Parco del Curone è un brand di eccellenza, riconosciuto in tutta la Regione.
Portare il Monte di Brianza dentro questo brand significa inserire i nostri borghi, le nostre colline e le nostre attività in un circuito turistico di altissimo livello. Non parliamo di turismo di massa, ma di un turismo “lento”, colto, rispettoso. Un turismo che porta valore alle nostre aziende agricole, ai nostri agriturismi, ai commercianti dei nostri paesi. Significa trasformare la bellezza del nostro territorio in un’economia circolare e sostenibile.
Estendere i confini del Parco al Monte di Brianza e completare la continuità con il Monte Barro non è un salto nel buio, è un passo storico verso la modernità e la lungimiranza. Il Monte di Brianza merita questa protezione, le nostre comunità meritano questa opportunità.
Permettetemi ora di fare un passaggio fondamentale su uno dei cuori pulsanti del Monte di Brianza: il territorio di Colle Brianza. Sappiamo bene che amministrare un comune montano, frammentato in frazioni belle, ma distanti come Ravellino, Nava o Campsirago, comporta uno sforzo notevole. Spesso i piccoli comuni temono che l’ingresso in un parco regionale porti solo vincoli burocratici per i residenti, blocchi per i tagli dei boschi o limitazioni per l’agricoltura.
Probabilmente è l’esatto contrario.
Gestione forestale e sicurezza del territorio: Colle Brianza custodisce i boschi e le pendenze più significative della nostra dorsale, aree storicamente ricche di castagneti. Gestire la manutenzione forestale e il rischio di dissesto idrogeologico grava oggi quasi interamente sulle spalle del bilancio comunale o sul prezioso lavoro dei volontari locali. Diventare parte del Parco significa affidare la gestione e i piani di prevenzione incendi e dissesto alle strutture tecniche e ai finanziamenti dell’Ente Parco, alleggerendo gli uffici comunali e garantendo interventi strutturali che da soli non si potrebbero finanziare.
Tutela delle attività agro-silvo-pastorali esistenti: I regolamenti del Parco di Montevecchia e della Valle del Curone non penalizzano chi vive e lavora sul territorio. Le attività agricole, l’allevamento e i tagli boschivi colturali e tradizionali vengono valorizzati e disciplinati con procedure semplificate. Il Parco protegge il suolo dal consumo e dalla cementificazione selvaggia, tutelando l’identità rurale di Colle Brianza ed evitando lo spopolamento delle frazioni alte.
Campsirago e San Genesio come poli attrattivi regionali: Località come il borgo di Campsirago e la zona del Monte San Genesio sono già mete frequentate, ma spesso subiscono un turismo “mordi e fuggi” disordinato, che crea problemi di parcheggio e gestione dei rifiuti senza portare un reale valore economico. Nell’ambito del partenariaro speciale comune/scarlattine e con la regia del Parco, Colle Brianza può trasformarsi nel fulcro di un turismo naturalistico e culturale strutturato. Il Parco porta con sé cartellonistica unificata, promozione sui canali regionali, manutenzione ufficiale dei sentieri (come l’anello che connette Olgiate e i Monti di Brianza) e sorveglianza tramite le Guardie Ecologiche Volontarie (GEV).
Cara Sindaca Tiziana Galbusera, la nostra non è una posizione marginale. Siamo la vetta e la cerniera di questo corridoio ecologico. Entrare nel Parco non significa mettere le manette al nostro sviluppo, ma significa dare a Colle Brianza gli strumenti economici, tecnici e turistici per proteggere la propria bellezza e far vivere le proprie frazioni.
Michele Losi per Campsirago Residenza
Foto di Alvise Crovato




