Dicono di noi

Un’edizione del festival volta ad indagare l’evoluzione della performing art nel paesaggio a partire dalle sue radici legate al Teatro Natura, passando attraverso il teatro immersivo nei boschi e nello spazio urbano, arrivando ad indagare nuove azioni performative accessibili, in realtà aumentata, ma sempre in presenza e nello spazio concreto di un sentiero, di un bosco, di una piazza, dell’incontro materiale con altre esistenze.

“Il Giardino delle Esperidi” è relazione immaginifica tra arte e paesaggio, quello naturale e quello urbanizzato perfettamente integrati. Il sole illumina i sentieri tra i boschi umidi e quelli modellati dall’uomo.

Quassù, da sedici anni, c’è una comunità che cammina, che va, che non si ferma, una tribù che si muove al ritmo lento della natura, che si inerpica per sentire e raccontare storie, per ascoltare e donare tempo, esperienze, momenti. Il simbolo dell’edizione di quest’anno de “Il Giardino delle Esperidi” (dal 27 giugno al 5 luglio) è, non a caso, una volpe con gli occhi spauriti e, allo stesso tempo, curiosi. L’ambiente, il territorio e l’ecologia qui vanno di pari passo, insieme, a braccetto, con la sperimentazione artistica, con il teatro, con il palcoscenico: inscindibili esigenze che a queste latitudini trovano la loro sponda, la loro ragion d’essere. Non ci può essere arte e bellezza senza il rispetto della Natura e degli altri esseri viventi.

La XVI edizione de Il Giardino delle Esperidi Festival organizzato da Campsirago Residenza (Esperidi on the Moon) ha al centro il tema del rapporto tra natura e performance, dunque tra dimensione naturale ed espressività umana. Ideata ben prima dell’emergenza sanitaria, la tematica ha acquisito maggiore attualità con l’irrompere della pandemia. […] La poetica di Esperidi on the Moon compie un duplice movimento cognitivo ed etico. Da un lato, essa cerca di manifestare il Dark Side of Nature, dall’altro immagina un Wild Side of Theatre

Torna il Festival che anima l’inizio dell’estate tra boschi e borghi del Lecchese. Quest’anno ancora più importante perché l’immersione nella natura non servirà solamente a rinfrancarci dopo un lungo inverno bensì a sperimentare azioni performative in ‘luoghi non deputati’, per riassaporare un senso di libertà a lungo negato ma anche il piacere della compartecipazione che solamente il rito laico par excellence, ossia il teatro, sa regalarci.

Unlike other art festivals, which have their own stages, the performance stage here is this undulating natural landscape. The audience needs to walk into the valley and start a long trekking route along forests, streams, muddy paths, and open lakes, grasslands and endless villages. Almost every performance needs to be reached on foot.

[…] Fino alla corte di Campsirago, una frazione rinata grazie al volontariato artistico e ambientalista dopo lo spopolamento degli anni Cinquanta, pochissime case di roccia che si affacciano sopra una vista mozzafiato, delimitata dai grattacieli di Milano che di notte luccicano all’orizzonte. Qui muoveva i primi passi, quindici anni fa, il Festival diretto proprio da Michele Losi che oggi (complice la residenza animata da Scarlattine Teatro, Pleiadi, Riserva Canini e Stradevarie) rappresenta un autorevole punto di riferimento sull’ecologia del teatro e le relazioni fra paesaggio, intervento creativo, partecipazione del pubblico. La conferma arriva dalle esperienze cui abbiamo preso parte, un sottoinsieme del programma che ha coinvolto settanta artisti spaziando fra azioni teatrali nel circondario, godibilissimi concerti d’estrazione meticcia ma anche raccolte di erbe selvatiche e “social dinner” che inducono il pubblico a sentirsi comunità.

Un tuffo dove il bosco è più verde. L’immersione sensuale nella natura, attraverso suoni rabboccati in una raffinata variazione di ritmi e timbri melodici. Debutto nel segno dell’ecologia e del paesaggio al Giardino delle Esperidi 2019.

Claudio Meldolesi ricordava che quello del teatro-specchio del mondo è un “luogo comune”, che le pratiche sceniche non cessano di inclinare «fino a farci vedere un mondo misteriosamente comunicante con le leggi del teatro». Fino a far diventare, nel caso de Il giardino delle Esperidi, il paesaggio circostante il vero “spettacolo” cui noi assistiamo, e al quale applichiamo dinamiche di visione che (ri-)scopriamo infine attraverso il teatro.

Sperimentazione, partecipazione e apertura ai linguaggi, nell’ascolto dei diversi pubblici.

Qui “spettatore” vuol dire tante azioni contenute in una parola sola: camminare, riflettere, incontrare, fermarsi, osservare. E poi testimoniare.