cada die teatro
adulti
prosa
70 minuti
Mercoledi 30 giugno, ore 21.00

Il gioco del football è un “sistema di segni”; è, cioè, una lingua, sia pure non verbale. La sintassi si esprime nella “partita”, che è un vero e proprio discorso drammatico. Ci può essere un calcio come linguaggio fondamentalmente prosastico e un calcio come linguaggio fondamentalmente poetico… Riva gioca un calcio in poesia.Pierpaolo Pasolini

Nel 1970, quando il Cagliari divenne campione d’Italia, io avevo 8 anni.
Non ricordo molto dello ‘scudetto’, ma ricordo come era la città, come ci vestivamo, come ci appendevamo ai tram per non pagare, l’album della Panini e le partite ‘a figurine’ sui gradini della scuola elementare. Ricordo il medagliere, con i profili dei giocatori del Cagliari sulle monete di finto, fintissimo oro da collezionare.
E ricordo vagamente un ragazzo schivo, a volte sorridente, che guardava sempre da un’altra parte quando lo intervistavano. Un ragazzo che puntava i pugni in terra e si faceva tutto il campo correndo ogni volta che segnava un gol…    Alessandro Lay

 

di e con Alessandro Lay | luci suono Giovanni Schirru | progetto sonoro Matteo Sanna | scene Mario Madeddu Marilena Pittiu Matteo Sanna Giovanni Schirru | organizzazione Tatiana Floris | grazie a Mario Madeddu, Alessandro Mascia, Pierpaolo Piludu, Giovanni Schirru per i loro racconti e suggerimenti | un grazie particolare a Sandro Angioni e Sergio Albertini per i consigli preziosi
Dove
Villa Sommi Picenardi
via Sommi Picenardi 8
Olgiate Molgora
30 giugno ore 21:00
Prenotazioni

Riva Gigi 69/70

Giugno 30 @ 21:00

Le iscrizioni per questo evento sono chiuse

Rassegna stampa

Ha cercato da dove entrare e una volta trovato il punto sofferto di incontro, vi si è infilato dentro in punta
di piedi, con grande rispetto. Alessandro Lay in “RIVA LUIGI 69/70” (Cada Die Teatro) non è da solo a
raccontare. In uno straordinario caso di metempsicosi ha fatto entrare dentro di sé le “soddisfazioni” e
le sofferenze di un bambino che diventa ragazzo in mezzo a ostacoli irti e dolorosi, scarica le sue
angosce su un pallone e diventa pian piano “Rombo di Tuono” senza mai smettere di essere RIVA
LUIGI da Leggiuno. Alessandro Lay non è un tifoso di calcio. Riva per lui non è il mito del pallone, è un
campione di vita. Un campione, una unità di riferimento per poter raccontare le sofferenze degli uomini,
il desiderio di riscatto, la voglia di scappare da una realtà che per lunghi tratti non piace. E la via di fuga
è un pallone, è la stamborrata, sono i gol. I gol danno sollievo al ragazzo che si prende “soddisfazioni”,
non sono mai glorie e trionfi. Mentre racconta, l’attore diventa RIVALUIGI. Anche la voce assume il
caratteristico tremolio del sostenitore di tutti coloro che hanno un dolore quotidiano. Riva segna per il
compagno che ha avuto un lutto, per il pastore maltrattato, per il bandito, per la Sardegna che diventa
sempre più sua. Vive con i sardi che gli lasciano la porta aperta, che lo accolgono tra i parenti e i santi,
anche solo con una foto. Vive con il pescatore, con il pastore, con i banditi, con la gente semplice. Vive
tra gli uomini che hanno sussulti emotivi, sofferenze incurabili ma anche qualche “soddisfazione”.
Senza volersi mai sentire al di sopra, ma al fianco. Ama di questa gente strana e silenziosa, la
discrezione, la libertà che gli concede, il rapporto familiare. Trova l’abbraccio di migliaia di famiglie,
anche se gli manca sempre la sua. Lay diventa Riva che racconta, che trova in tutto un senso, anche
nel dolore, di fronte all’ingiustizia più grande di aver perso troppo presto il padre e poi la madre. Riva
che si confida. Attraverso Lay, Gigi ti parla, ti guarda negli occhi, si schernisce, descrive. Lay ti mette
faccia a faccia con il campione per un dialogo intimo. Per parlare uno a uno a ogni tifoso. Per
raccontare di lui e dei forti legami emotivi che hanno caratterizzato e caratterizzano la vita. E’ un
dialogo individuale perché chi ascolta pesca dalla propria esperienza l’aspetto più intimo che lo unisca
al mito. Un’opera imponente perché guarda dentro l’animo del campione e lo interpreta. Guarda dentro
l’uomo e lo mette in primo piano. Non si perde in stucchevoli e scontate celebrazioni. Fa vivere la
persona che con discrezione incontra la gente. Quella che avrebbe timore ad avvicinarsi a lui per non
disturbarlo. E senza disturbare, Alessandro Lay ci regala un dialogo verosimile, quasi reale, con RIVA
LUIGI. E’ lui che parla e il nostro cuore risponde.
 – Vittorio Sanna